TEATRI  DI PIETRA 2011 MONTE JATO Home Il rosario Truculentus Orfeo dé pazzi Edizione 2007
“Orfeo dè pazzi”, regia e coreografia di Aurelio Gatti. Musiche  di Michel Audisso al clarino, Marcello Fiorini  alla fisarmonica e Lucrezio De Seta  alle percussioni.  Inscena  Gianna Beduschi, Paola Bellisari, Monica Camilloni, Nicola Simone   Cisternino, Annalisa D’Antonio, Gioia Guida, Giuseppe Bersani e la  partecipazione  di Ernesto Lama e Elisa Turlà. SINOSSI. Nel settecento tra illuminismo e progressismo quando il   filosofo subentrava allo scienziato e viceversa‚ quando la  stessa scienza si divideva tra nuova applicazione e coscienza   dell'essere‚ pratica frequente era lo studio della mente umana e  delle sue manifestazioni. In una serie di scritti inediti   ritrovati nell'Archivio Napoletano‚ è emerso che - antesignani del  moderno psicodramma e della danza terapia - era in uso   la pratica di mettere in scena con i malati d'animo (folli‚  schizofrenici‚ melanconici o semplici disadattati   comunque ospiti del manicomio) drammi e commedie deducendo da  questa pratica un recar sollievo al malato.  Partendo da questa ispirazione è stato intrapreso un lavoro in cui   teatro, danza e musica si incontrano per dar vita ad una  azione corale di messa in scena attraverso quell'opera che per molti è   considerata il primo dramma per musica e  pantomima dell'età rinascimentale ovvero la Fabula di Orfeo dell'Agnolo Poliziano. Oltre i confini della memoria dichiarati dalla tradizione‚ è possibile riconoscere   il mito‚ farlo rivivere nella pienezza  della sua forza‚ scevro dalla sterilità della citazione e dell'imitazione sia essa   sotto forma di fenomeno di costume  o di credo di un ristretto nucleo marginale?  Vi sono zone limite nelle quali ci sembra di poter raggiungere   l'obiettivo‚ dove tutto si  impasta in una sorta di desiderio ancestrale ed il ricordo si   fonde con l'esigenza  stessa dall'affermazione quotidiana - quasi la verifica di   un codice genetico sul  quale s'innesta il futuro. L'esperienza del nonno   passata al nipote‚  l'iniziazione dell'adepto rivelata dal guru‚ il   viaggio proibito con   lo sciamano‚ sono i  quadri consequenziali e vibranti   dell'interminabile "piece" giocata sul palcoscenico della  storia: gli avvenimenti‚ eroismi singolari e   nascosti che alla radice traggono linfa e alimento per la  rigenerazione. Forse solo in questa   chiave ci sembra che il mito possa concretizzarsi ed in un  costante presente offrire l'emozione   primigena con uguale intensità. Ma anche in questa  condizione‚ sapremmo riconoscere la   autenticità del mito‚ accettarne la sublimazione? Nemmeno   Orfeo‚ che  dagli albori della narrazione continua infaticabile il suo viaggio e il suo canto d' amore e di morte sfugge a questa condizione‚   sfidando il  tempo e tentando di riprodursi nell'eterna catarsi. Le parti sono assegnate da sempre‚ i ruoli assunti. Tutto è pronto.   S'attende  l'arrivo del prossimo inconsapevole ospite dell'ennesimo Orfeo - l'ultimo in ordine temporale -per dar vita alla  rappresentazione. Una funzione antica‚ rubata alla classicità ‚ ad un Poliziano sospeso tra segno della tradizione e poetica dell'origine.   L'imprescindibile cerimonia d'iniziazione segna il riconoscimento e l'appartenenza al clan. Alla rappresentazione tutti   aderiscono. Si  attende l'arrivo del nuovo Orfeo. All'occasione è sufficiente un giovane‚ a patto che sia esterno al gruppo‚ al di fuori dalle   misure e delle  conoscenze del gruppo stesso. Nell'esasperazione simbolica si officia il rito come esige la consuetudine ma, nella dichiarata tensione e nella  manifesta autenticità‚ Orfeo perde ogni allusione‚ la fisionomia allegorica si disperde facendo riesplodere una coscienza   indesiderata.  L'evocazione assume allora una contemporaneità insospettata: la rappresentazione non filtra più alcun meccanismo   dell'animo umano e la  stessa innocenza diviene un piccolo argine di fronte all'incalzare di una memoria altra‚ assopita‚ nascosta. Una volta   ancora- inesorabilmente -  e come per altro richiesto dalla tradizione‚ c'è bisogno della vertigine baccanale per trovare soluzione a un paradosso: la   vita che si incontra con la  sua rappresentazione. Sarà Orfeo a perdere la vita‚ dilaniato‚ ammazzato dallo stesso clan che non lo riconosce. Ci sarà la   festa ebbra per la conclusione.  Tutto si svolge in un'ala manicomiale - i matti fanno tutte le parti - i musici sono pagati durante l' esecuzione‚ un factotum   e una cantante improbabile: Orfeo - il poeta‚ il cantore è il più innocente degli avventori‚ un bimbo che porta il caffè.  Testi e immagini tratte dal comunicato dell’ufficio stampa Adriana Falsone
ORFEO Dè PAZZI Reportage Fotografico Orfeo dé pazzi