TEATRI  DI PIETRA 2011 MONTE JATO TRUCULENTUS
Truculentuscon Eleonora Brigliadori e Sebastiano Tringali. Lo spettacolo, tratto da una  commedia di Plauto, regia di Aurelio Gatti e Riccardo Diana, prende spunto dalla vicenda plautina  per descrivere l’universo degli uomini e delle donne e le loro difficoltà di relazione.   La messa in scena corre parallela alla vicenda Plautina, ed è la storia di un “disastro” teatrale: la  compagnia in meno di cinque minuti, viene a conoscenza che numerosi suoi attori sono andati via.  Nell'imminenza del segnale “chi è di scena”, la situazione precipita fino a far pensare che,  probabilmente, non sarà possibile affrontare lo spettacolo. Ma il teatro nel suo raccontarsi attraverso  situazioni ora umane ora rocambolesche, giunge ancora una volta ad una conclusione. Eleonora  Brigliadori, ora Diniarco ora Fronesio, Sebastiano Tringali tramutatosi nella vecchia Astafio, lo  stesso direttore di scena, Cinzia Maccagnano, costretta in un sorprendente Truculento. La commedia originale, largamente lacunosa, prende il titolo dal nome del  rustico e brutale  Truculento, “nome parlante” che in latino  significava  “zoticone, violento” - che si riferisce al carattere del personaggio,  dapprima misogino ed infine sedotto suo malgrado dalla serva  Astafio. Gli altri personaggi, tutti corrispondenti ad un tipo umano particolare, sono: Diniarco, l’adulescens, cioè il giovane di città; Stratofane, il  soldato spaccone e Strabace, il contadino padrone di Truculentus. Tutti e tre sono perdutamente innamorati di Fronesio, una cortigiana  ateniese, e i tre si aggirano davanti alla sua abitazione aspettando di entrare. Basta un regalo, un compenso in denaro, ed ecco che Fronesio è  pronta ad accogliere i suoi spasimanti. Plauto affrontava già, più di duemila anni fa, gli stessi argomenti sui quali ancora oggi basiamo gli spunti più divertenti del nostro teatro  comico: il fulcro del Truculentus è proprio questa donna disinibita, Fronesio, che, pur dalla sua bassa posizione sociale  tiene in pugno ben  tre uomini, senza che nessuno di essi riesca mai a protestare efficacemente. La modernità di Plauto risiede proprio in questa amara ironia  misogina che permea l’intera trama, ingenerando negli spettatori maschi una sorta di autocompiacimento per non essere così sciocchi da farsi  ingannare da una donna e, viceversa, nelle spettatrici l’orgoglio di appartenere allo scaltro genere femminile.  Le musiche originali sono di Aldo Azzaro. In scena, oltre ad Eleonora Brigliadori e Sebastiano Tringali, anche Cinzia Maccagnano, Riccardo  Diana, Claudia Ferri e Manuela Lomeo.  Testi e immagini tratte dal comunicato dell’ufficio stampa Adriana Falsone
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